Per questo Joan Baez ama cantare questa canzone.
Molti ignorano che Joe Hill non è una persona inventata, non è il prodotto di una fantasia, ma un uomo in carne e ossa, realmente vissuto.
Come lo so?
Lo so perché sono io.
Come dite?
Molti ignorano che Joe Hill non è una persona inventata, non è il prodotto di una fantasia, ma un uomo in carne e ossa, realmente vissuto.
Come lo so?
Lo so perché sono io.
Come dite?
Che ci faccio seduto, legato e mascherato su una sedia nel cortile di una prigione?
E perché ho un bersaglio di carta sul petto?
Rispondere non è facile.
So solo che a pochi metri da me dovrebbe esserci una tenda con cinque fori da cui fuoriescono cinque canne di fucile.
E perché ho un bersaglio di carta sul petto?
Rispondere non è facile.
So solo che a pochi metri da me dovrebbe esserci una tenda con cinque fori da cui fuoriescono cinque canne di fucile.
Uno di quei fucili è caricato a salve.
Io ci ho provato questa mattina a bloccare la porta della cella mettendo contro il materasso, ma lo sceriffo ha impiegato poco a buttare giù la porta.
Ed eccomi qui.
Cosa ho fatto per meritarmi questo?
Una lunga storia. Mettetevi comodi.
Io ci ho provato questa mattina a bloccare la porta della cella mettendo contro il materasso, ma lo sceriffo ha impiegato poco a buttare giù la porta.
Ed eccomi qui.
Cosa ho fatto per meritarmi questo?
Una lunga storia. Mettetevi comodi.
Non sono sempre stato Joe Hill.
In realtà mi chiamo Joel Emmanuel Hägglund, quarto di sei fratelli, e sono nato a Gävle, in Svezia, il 17 ottobre 1879.
Papà si chiamava Olof Hägglund e faceva il bigliettaio sulla linea ferroviaria Gävle-Dala.
Mamma si chiamava Margareta Katarina.
In realtà mi chiamo Joel Emmanuel Hägglund, quarto di sei fratelli, e sono nato a Gävle, in Svezia, il 17 ottobre 1879.
Papà si chiamava Olof Hägglund e faceva il bigliettaio sulla linea ferroviaria Gävle-Dala.
Mamma si chiamava Margareta Katarina.
Arrivai in America nel 1902.
Già, un immigrato svedese.
Cambiai subito il nome in Joseph Hillström e iniziai a lavorare come facchino in un saloon a New York.
Viaggiai molto, fino al 1913, stabilendomi alla fine nell’Utah.
A lavorare nelle miniere.
Già, un immigrato svedese.
Cambiai subito il nome in Joseph Hillström e iniziai a lavorare come facchino in un saloon a New York.
Viaggiai molto, fino al 1913, stabilendomi alla fine nell’Utah.
A lavorare nelle miniere.
Non vi racconterò del tentativo fallito di rovesciare il governo messicano “per ottenere l’emancipazione e la libertà industriale della classe lavoratrice messicana”.
Ci eravamo uniti all’esercito ribelle dei fratelli Flores Magòn, ma l’esercito messicano era troppo numeroso.
Ci eravamo uniti all’esercito ribelle dei fratelli Flores Magòn, ma l’esercito messicano era troppo numeroso.
Ero un po’ troppo attivo per le autorità locali, ma perché accusarmi di aver rapinato un tram qualche mese prima?
Naturalmente tutti i passeggeri che si trovavano su quel tram non riuscirono a identificarmi.
Ogni scusa era buona per arrestarmi.
Patetici.
Naturalmente tutti i passeggeri che si trovavano su quel tram non riuscirono a identificarmi.
Ogni scusa era buona per arrestarmi.
Patetici.
All’improvviso entrano due persone armate che gridano: «Stavolta non ci scappi!».
Poi si sentono colpi di pistola.
Fu Merlin a vedere chiaramente i due uomini sparare al padre.
Corse dietro il bancone e solo allora vide che anche Arling giaceva a terra morente.
Poi si sentono colpi di pistola.
Fu Merlin a vedere chiaramente i due uomini sparare al padre.
Corse dietro il bancone e solo allora vide che anche Arling giaceva a terra morente.
Vicino alla sua mano la pistola che il padre aveva caricato e nascosto nella ghiacciaia.
Sì perché non era la prima volta che qualcuno sparava a suo papà. Conosceva il rischio.
Suo padre era un ex poliziotto che aveva mandato in galera parecchi delinquenti.
Una vendetta quindi.
Sì perché non era la prima volta che qualcuno sparava a suo papà. Conosceva il rischio.
Suo padre era un ex poliziotto che aveva mandato in galera parecchi delinquenti.
Una vendetta quindi.
Cosa c’entro io con questa storia?
All’inizio niente. Si parlò appunto di vendetta (il negozio non era stato rapinato), e la polizia arrestò subito quattro sospettati.
Ma dopo alcuni giorni si presentò alla polizia di Salt Lake City un medico, raccontando una strana storia.
All’inizio niente. Si parlò appunto di vendetta (il negozio non era stato rapinato), e la polizia arrestò subito quattro sospettati.
Ma dopo alcuni giorni si presentò alla polizia di Salt Lake City un medico, raccontando una strana storia.
Quel sabato sera, poco dopo le 23.30 qualcuno aveva bussato alla sua porta dicendo di essere ferito perché gli avevano sparato dopo una lite per questioni di gelosia.
Lo aveva medicato e l’uomo lo aveva ringraziato raccomandandosi di mantenere il segreto su quella visita.
Lo aveva medicato e l’uomo lo aveva ringraziato raccomandandosi di mantenere il segreto su quella visita.
Joe Hill scelse la fucilazione.
Quando il capo del plotone urlò di preparare le armi, fu lui a gridare “FUOCO!”, sorridendo.
Fu dichiarato morto alle otto meno sedici del 19 novembre 1915.
Aveva 36 anni.
Le ultime parole?
“Non piangetemi: organizzatevi!"
youtube.com
Quando il capo del plotone urlò di preparare le armi, fu lui a gridare “FUOCO!”, sorridendo.
Fu dichiarato morto alle otto meno sedici del 19 novembre 1915.
Aveva 36 anni.
Le ultime parole?
“Non piangetemi: organizzatevi!"
youtube.com
Loading suggestions...