Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 Tweets 1,068 reads Mar 02, 2023
Certo che ricordo la sua storia.
Una vicenda che ha inizio la notte del 16 dicembre 1968 a Villafranca d'Asti.
Maria Teresa, 13 anni, è figlia di una famiglia contadina di Cantarana.
E’ inverno, un freddo inverno, e la scuola lontana da casa, per questo dorme dagli zii.
Infatti la loro casa a Villafranca d’Asti si trova più vicino alla scuola.
Sono le 5,45 quando sua zia Teresa la va a svegliare. Dalla portafinestra spalancata entra un’aria gelida. Maria Teresa non c’è.
La zia, prima di svenire, urla: "L’han rubase la nevuda!”.
Iniziano le ricerche.
Tutti i vestiti sono al loro posto, in terra un sacco di juta vuoto.
Appoggiata al muro che sale verso il balcone una scala.
Maria Teresa è uscita in camicia da notte.
Magari è tornata dai suoi genitori, ma a Cantarana non c’è.
Nessuno l’ha vista.
I genitori sono disperati.
Un riscatto? Impossibile, sono poveri.
Iniziano gli interrogatori.
Per gli inquirenti i parenti non la raccontino giusta. Vengono portati tutti in caserma.
Zii, cugini, parenti tutti. Senza esito.
Nessuno è in grado di aiutare gli inquirenti.
Per i giornalisti la vicenda è ancora tutta da ricostruire. E’ vero, tutti dipingono Maria Teresa senza grilli per la testa, tutta casa, scuola e chiesa, ma avrà pure qualche segreto nascosto, non può essere tutto così normale.
Dai, un amore segreto ci sta tutto in questa vicenda
Troppe le versioni uguali sul suo carattere.
Possibile che tutte le sue amiche sono concordi nel dire di non averla mai vista con un fumetto in mano? Con una foto di un divo del cinema o della canzone? Con un bigliettino d’amore?
I giornali piano piano qualcosa trovano.
Che cozza con l’immagine della ragazza dipinta dalle sue amiche.
In un suo quaderno è stato trovato un bigliettino con scritto: “Ciao amore, ci vedremo alla festa di San Martino”.
Certo, niente di male, ma poi scoprono qualcosa di più.
A Maria Teresa piaceva ballare.
Un amorino, e poi il ballo.
Basta a cambiare il giudizio su Maria Teresa.
Forse no, ma i giornalisti scoprono altro.
Ultimamente non andava all’oratorio.
Maria Teresa aveva forse voglia di evadere?
La prova si trova in suo componimento poetico. Un’ode alla…….bicicletta.
“Che permette di andare lontano e di conoscere tante cose nuove e tanta gente diversa”.
Ecco la prova del suo allontanamento volontario. Maria Teresa era stanca della vita monotona.
Dalla finestra della sua stanza vedeva le auto sfrecciare, i treni sbuffare, verso la libertà.
Maria Tersa è sparita il 16 dicembre 1968.
Sui giornali si è raccontato dell’insediamento di Nixon, della morte di Jan Palach, delle occupazioni studentesche nelle università e di Maria Teresa, che ancora non si trova, ma che di certo si è allontanata per fare la bella vita.
Una fuga quindi. L’ipotesi più probabile.
E i giornali fanno presto ad associarla a tutto ciò che può creare scandalo.
A Torino viene scoperto un giro di prostituzione minorile. Sarà sicuramente lì.
Si fa un’irruzione per trovare Maria Teresa, ma lei non c’è.
Passano i mesi.
A maggio arriva una lettera.
“Sto bene, mangio, bevo, vado al cinema, mi diverto”. Non ci crede nessuno a parte giornali e inquirenti.
Che ci marciano.
Una fuga alla ricerca della bella vita per finire in qualche giro di prostituzione.
Ma è andata proprio così?
Proprio così?
E’ il 5 agosto del 1969. Otto mesi dopo. Di Maria Teresa ancora niente.
A Torino due uomini stanno percorrendo corso Regio Parco su un pulmino Fiat 615.
Sono Bartolomeo Calleri e l’amico Luciano Rosso.
Una pattuglia di carabinieri intima loro l’alt, ma i due si danno alla fuga.
Hanno appena compiuto un furto.
Il furgone si ferma vicino al Po e i due uomini si gettano in acqua tentando di raggiungere la sponda opposta.
Calleri annaspa, non sa nuotare.
Il Rosso cerca di raggiungerlo. Invano.
Lui viene arrestato.
Calleri ripescato tre giorni dopo.
Sono delinquenti abituali.
La mattina seguente i carabinieri eseguono una perquisizione nella cascina Barbisa del Calleri.
Non hanno un mandato, danno una rapida occhiata e via.
E’ sabato, per il mandato bisogna aspettare lunedì. Con calma, senza fretta, arriva così mercoledì.
Sotto le lamiere del garage c’è qualcosa di strano.
Una botola. Un carabiniere si cala.
Ci sono due porte, le sfonda.
Nella prima c’è solo un frigo, nella seconda… “Brigadiere, c’è una ragazza che dorme!”.
E’ Maria Teresa, ma non dorme.
E’ morta soffocata da una decina di ore
E così si ricostruì la storia.
Ricordate Bartolomeo Calleri e Luciano Rosso i due che si erano gettati nel Po?
Erano stati loro ad entrare nella casa degli zii di Maria Tersa per fare un “colpo”.
Invece avevano trovato solo una ragazzina addormentata.
E l’avevano rapita.
Invece di chiedere un riscatto, Calleri pensò di sfruttare in altro modo quella piccola prigioniera. Vendendola a uomini dietro pagamento. Rinchiudendola in quella botola durante le loro scorribande.
Ricordate la prima perquisizione?
Il ritardo di giorni per avere un mandato?
Quel ritardo costò la vita a Maria Teresa.
I due aguzzini avevano lasciato da mangiare e bere per una settimana, ma l’aria che entrava da alcuni tubi era troppo poca.
L'autopsia rivelerà che Maria Teresa era stata oggetto di abusi ripetuti.
Da decine di uomini.
Quando fu ritrovata, era truccata.
Truccata molto pesantemente.
Su una pagina di un fumetto che gli aguzzini le avevano lasciato forse per riempire le sue lunghissime giornate, aveva scritto: «Sono Maria Teresa Novara e voglio tornare dai miei genitori».
Si appurò che molti sapevano della presenza di Maria Teresa in quella cascina.
Come Antonio Borlengo che disse: “Per carità, non ho parlato per non avere fastidi”.
E come molti altri, ospiti nelle feste che il Calleri aveva organizzato in quei mesi.
L’unico a pagare fu Luciano Rosso, condannato a 14 anni di prigione per il rapimento.
E gli altri? La fecero tutti franca.
L’omicidio non è prescritto.
Nel 2019 il sostituto procuratore di Asti Laura Deodato ha riaperto il caso.
Interrogando di nuovo un vecchio Antonio Borlengo.
In quei mesi i giornali l’avevano dipinta come una prostituta.
Continuarono con “una poco di buono finita male”. Invece Maria Teresa non si prostituiva.
Era sfruttata, stordita, legata a una catena, seviziata, e data in pasto a uomini che abusavano di lei a pagamento.
Se non siete già abbastanza inorriditi per quello che avete letto…
Per mesi, dopo la scoperta del cadavere di Maria Teresa, migliaia di persone si recarono in quel luogo. Volevano tutti vedere la botola dell’orrore, tra venditori di bibite, panini e giochi per bambini.
Grazie a @LiaCeli per avermi suggerito la storia di Maria Teresa Novara, una ragazzina che subì ogni tipo di violenza, compresa quella della “colpevolizzazione della vittima”.
Perché, come scrisse Giovanni Arpino, “per non vedere il diavolo molti preferiscono chiudere gli occhi”

Loading suggestions...