Due lucine significavano un saluto, tre che a casa c’era materiale da ritirare: documenti, munizioni.
La nostra casa era un punto di riferimento per i partigiani.
Mio marito e suo fratello Albino avevano scelto i boschi della loro infanzia, per combattere i fascisti.
Poi…
La nostra casa era un punto di riferimento per i partigiani.
Mio marito e suo fratello Albino avevano scelto i boschi della loro infanzia, per combattere i fascisti.
Poi…
Il 27 giugno 1944 in val Taleggio, ci fu un rastrellamento condotto dai fascisti e dai loro amici tedeschi contro i partigiani che si stavano formando nelle valli in seguito ai richiami alle armi della RSI.
Fu in località Buco che i rastrellatori presero il Manzoni e mio marito.
Fu in località Buco che i rastrellatori presero il Manzoni e mio marito.
Erano dei tedeschi e i fascisti della maledetta compagnia GNR OP 612.
Mio marito Guerino, nome di battaglia “Rino” e Eugenio Manzoni vennero fucilati sul posto.
Non furono i soli.
Quei maledetti uccisero anche un civile che non si era fermato all’alt.
Ma solo perché era sordo.
Mio marito Guerino, nome di battaglia “Rino” e Eugenio Manzoni vennero fucilati sul posto.
Non furono i soli.
Quei maledetti uccisero anche un civile che non si era fermato all’alt.
Ma solo perché era sordo.
Scendendo verso San Giovanni Bianco fecero scendere dal camion gli altri che avevano catturato.
Paparella, Di Candia e Fumagalli li uccisero a colpi di pistola.
Come detto il primo a cadere dei tre fratelli Locatelli fu Guerino, mio marito.
Pioveva quando recuperai il suo corpo.
Paparella, Di Candia e Fumagalli li uccisero a colpi di pistola.
Come detto il primo a cadere dei tre fratelli Locatelli fu Guerino, mio marito.
Pioveva quando recuperai il suo corpo.
Mi avevano detto che intorno ai corpi dei partigiani uccisi c’era sempre molto sangue.
Quando caricai il suo corpo su un carretto per portarlo a casa, di sangue intorno ce n’era ben poco.
Pioveva e l’acqua aveva pulito tutto.
Guerino aveva 30 anni.
Io 24, con due bambini.
Quando caricai il suo corpo su un carretto per portarlo a casa, di sangue intorno ce n’era ben poco.
Pioveva e l’acqua aveva pulito tutto.
Guerino aveva 30 anni.
Io 24, con due bambini.
E con la morte nel cuore salii in montagna con i partigiani.
“Mi portò all’orfanotrofio di Gazzaniga, avevo 4 anni - racconta Ugo -. Qualche notte mi faceva visita in segreto, d’accordo con le suore, e mi lasciava piccoli regali. Una volta mi portò una palla vera”.
“Mi portò all’orfanotrofio di Gazzaniga, avevo 4 anni - racconta Ugo -. Qualche notte mi faceva visita in segreto, d’accordo con le suore, e mi lasciava piccoli regali. Una volta mi portò una palla vera”.
Le donne partigiane vengono sempre raccontate come donne crocerossine, buone a pedalare, smistare viveri e poco altro.
Donne che raramente imbracciavano il fucile.
Io ero diversa.
Chiedetele a Don Piero Arrigoni, parroco di Monterone.
Donne che raramente imbracciavano il fucile.
Io ero diversa.
Chiedetele a Don Piero Arrigoni, parroco di Monterone.
Rimase sbalordito quando mi vide saccheggiare la casa del podestà con il mitra in mano.
Ed era stato lui a fermarmi mentre stavo salendo sul campanile per sparare ai fascisti e vendicare mio marito.
Ma torniamo ai fratelli Locatelli.
Ed era stato lui a fermarmi mentre stavo salendo sul campanile per sparare ai fascisti e vendicare mio marito.
Ma torniamo ai fratelli Locatelli.
Albino all’inizio fu risparmiato, poi lo fecero sparire e i suoi resti non furono più trovati.
Probabilmente il suo corpo fu gettato nell’Adda. Nessuno di noi ha mai saputo se fu la morte di Guerino o quella di Albino a convincere Giuseppe, il terzo dei fratelli Locatelli.
Probabilmente il suo corpo fu gettato nell’Adda. Nessuno di noi ha mai saputo se fu la morte di Guerino o quella di Albino a convincere Giuseppe, il terzo dei fratelli Locatelli.
A diventare una spia, intendo.
Lui aveva scelto la strada opposta, era entrato proprio nella compagnia di Resmini.
Il 12 dicembre 1944 i fascisti trovarono una borsa in una casa contenente alcuni rapporti segreti del segretario del Resmini.
La spia? Proprio lui,Giuseppe Locatelli
Lui aveva scelto la strada opposta, era entrato proprio nella compagnia di Resmini.
Il 12 dicembre 1944 i fascisti trovarono una borsa in una casa contenente alcuni rapporti segreti del segretario del Resmini.
La spia? Proprio lui,Giuseppe Locatelli
Nel frattempo lui era riuscito a fuggire in montagna e poi a Milano.
Il suo intento era quello di fuggire in Svizzera, quando venne a sapere che i fascisti avevano arrestato l’altro fratello Aquilino.
I fascisti avrebbero ucciso il fratello in vece sua.
Il suo intento era quello di fuggire in Svizzera, quando venne a sapere che i fascisti avevano arrestato l’altro fratello Aquilino.
I fascisti avrebbero ucciso il fratello in vece sua.
Allora si era consegnato.
Sapeva di morire, ma "In ogni caso i nostri fratelli li ho già vendicati“.
Ai primi di gennaio scrisse a Resmini che si sarebbe costituito aggiungendo.
“So di avervi tradito: fucilatemi ma non torturatemi“
Sapeva di morire, ma "In ogni caso i nostri fratelli li ho già vendicati“.
Ai primi di gennaio scrisse a Resmini che si sarebbe costituito aggiungendo.
“So di avervi tradito: fucilatemi ma non torturatemi“
Gettato a terra ormai in fin di vita, lo calpestarono, lo bruciacchiarono e lo percossero con una violenza tale da spezzargli una gamba.
Portato nell’infermeria del carcere di Sant’Agata, il fratello Aquilino poté salutarlo la notte precedente la fucilazione.
Portato nell’infermeria del carcere di Sant’Agata, il fratello Aquilino poté salutarlo la notte precedente la fucilazione.
Già. Quello che gli avevano fatto non era sufficiente. Aveva la febbre altissima.
Aveva il volto tumefatto, aveva i pollici fratturati e trascinava la gamba spezzata.
Dovette essere sorretto da due fascisti per legarlo a un palo prima di fucilarlo.
Era l’alba del 18 gennaio 1945.
Aveva il volto tumefatto, aveva i pollici fratturati e trascinava la gamba spezzata.
Dovette essere sorretto da due fascisti per legarlo a un palo prima di fucilarlo.
Era l’alba del 18 gennaio 1945.
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