Quello non fu il bombardamento più devastante su Genova che a fine della guerra contava almeno duemila morti sotto le bombe e gli spezzoni incendiari, con oltre 11mila edifici devastati e 265mila vani distrutti, mentre i senzatetto erano 120mila già a fine 1943.⬇️
In verità ho scelto quella foto perché le bombe di quei giorni centrarono direttamente Sampierdarena dove stava mio padre con quello che restava della sua famiglia. Quel bombardamento non uccise molte persone ma la città era nel terrore più nero; lui era un orfano di 8 anni.⬇️
Insieme a Torino, Genova fu la prima città italiana a subire incursioni aeree già dal 11 e 12 giugno 1940, oltre a un cannoneggiamento da parte di 4 unità della Marina francese e a un’incursione di 9 aerei della Marina britannica nei giorni 13-14; il tutto senza danni enormi.⬇️
L’incursione aerea fece più danni e vittime a Torino. Alcuni aerei andarono persi e dei 36 decollati dall’Inghilterra, solo due colpirono Genova con 5 tonnellate di bombe, mentre gli ordigni delle navi francesi furono diretti alla zona industriale tra Sestri Ponente e Arenzano.⬇️
Gli aerei decollati dalla Ark Royal attaccarono al contempo La Spezia e Livorno. Si spararono in tutto 273 colpi da 381 mm, 782 da 152 mm, 400 da 114 mm. Due terzi andarono a vuoto: le navi da guerra in cantiere ne uscirono indenni e solo 4 mercantili furono colpiti seriamente.⬇️
A far le spese dell’attacco del febbraio 1941 furono soprattutto la città e i genovesi con 144 morti, 272 feriti, 250 case distrutte, 2500 senzatetto. I mesi seguenti passarono senza incursioni severe sino al 10-11 settembre 1941 con 76 bombardieri sui cieli di Torino e Genova.⬇️
Il 28-29 settembre 1941 il Bomber Command disse addio a 3 aerei. Mentre alcuni bombardieri perdevano il contatto con il gruppo finendo per bombardare La Spezia e Savona, altri colpirono nuovamente il centro abitato di Genova. Anche il 12 aprile 1942 alcuni aerei si smarrirono.⬇️
Su 18 decollati, parecchi finirono per colpire Savona e Imperia; su Genova piovvero comunque quasi 10 tonnellate di bombe. Fu a questo punto che la RAF cambiò tattica, passando dagli obiettivi mirati al cosiddetto “area bombing”, cioè al bombardamento a tappeto di intere aree.⬇️
Genova fu la prima città italiana a subire il nuovo approccio con le tremende incursioni del 22-23 ottobre 1942, prime d’un autunno infernale. Si alzarono oltre 112 bombardieri Avro 683 Lancaster. Una dozzina andò persa, gli altri sganciarono su Genova 179 tonnellate di bombe.⬇️
Il primo bombardamento a tappeto d’una città italiana destò impressione: se si voleva terrorizzare la popolazione civile, il raid fu un successo. All’indomani della strage, Vittorio Emanuele III e la regina Elena visitarono Genova che però non ebbe neanche il tempo di piangere.⬇️
Molti piloti scambiarono Savona per Genova facendovi 55 morti. Altri finirono su Vado Ligure o Torino. Comunque, 95 bombardieri rilasciarono quasi 150 tonnellate di bombe. A Genova furono colpiti la basilica della Santissima Annunziata, Palazzo Imperiale, il Teatro Paganini.⬇️
Ma soprattutto, quella del 23 ottobre 1942 fu la terribile notte della tragedia della Galleria delle Grazie quando migliaia di persone in preda al panico si accalcarono per raggiungere il rifugio anti-aereo che vi era stato allestito. Nella calca morirono almeno 350 persone.⬇️
Molti genovesi, quella notte, smisero di correre ai rifugi e si rassegnarono a stare sotto le bombe. Anche i pochi racconti familiari riportarono dell’abitudine agli allarmi e alle bombe. Chi aveva ancora una casa preferiva morirvi dentro, piuttosto di crepare in una calca.⬇️
Il terzo bombardamento a tappeto di Genova avvenne il 6-7 novembre 1942: 73 aerei decollarono, un paio furono abbattuti e 65 di essi sganciarono 115 tonnellate di bombe sui quartieri centro-orientali, la chiesa di San Donato e un paio d’edifici storici, facendo 20 morti.⬇️
La notte successiva del 7-8 novembre ci fu l’incursione forse più pesante dal punto di vista della potenza di fuoco. La condussero ben 143 bombardieri su 175 decollati dall’Inghilterra. Sganciarono 237 tonnellate di bombe sulla città e sui cantieri Ansaldo facendo 23 morti.⬇️
Colpirono di nuovo la Santissima Annunziata, il monastero di Santa Chiara e diversi palazzi storici tra cui quello dell’Arcivescovado. Si trattò del bombardamento più pesante subito da una città italiana sino ad allora; il triste primato passò a Torino pochi giorni dopo.⬇️
In quest’incursione i bombardieri britannici che riuscirono a sganciare furono 70, su 76 decollati dalle basi inglesi; scaricarono sulla città 80 tonnellate di bombe dirompenti e 47 tonnellate di ordigni incendiari. Una notte di pausa, poi ci fu subito un sesto raid.⬇️
Nella notte del 15-16 novembre s’alzarono 78 bombardieri; 68 di essi colpirono l’abitato, il porto, ancora chiese e palazzi con 115 tonnellate di bombe facendo 5 morti. I sei episodi di area-bombing dell’autunno 1942 fecero 451 morti e una quantità smisurata di danni materiali.⬇️
L’ultimo area-bombing di Genova da parte del Bomber Command britannico è del 7-8 agosto 1943. La guerra era entrata in una nuova fase e si voleva costringere il governo Badoglio alla resa. Fu un’altra strage, con la centrale piazza De Ferrari a fare di nuovo da bersaglio.⬇️
In quell’occasione agirono 72 bombardieri Lancaster con 94 tonnellate di bombe dirompenti, tra cui 25 “blockbuster” da 1814 chili, e 75 tonnellate di ordigni incendiari. Le vittime furono un centinaio; molti genovesi erano sfollati ma molte migliaia di loro persero la casa.⬇️
Ben 63 aerei riuscirono a sganciare entro il raggio di 3 miglia dal bersaglio. Piazza De Ferrari, piazza Corvetto, Carignano, il teatro Carlo Felice: del centro città non restavano che macerie. La gente era allucinata, in preda all’orrore e spesso estremamente affamata.⬇️
Nell’agosto del 1943, per la prima volta i britannici scaricarono su Genova anche dei volantini rivolti alla popolazione. Spiegavano che i bombardamenti continuavano perché il governo di Roma non si voleva arrendere. Genova cadde poi sotto il controllo della Repubblica Sociale.⬇️
La campagna successiva fu condotta dagli USA. La scelta fu quella di tornare ai bombardamenti selettivi ma l’imprecisione dell’azione fece sì che il prezzo più duro fosse pagato ancora dai civili. Gli americani si presentano in cielo il 21 ottobre 1943, con 153 bombardieri.⬇️
Bersagliarono soprattutto il porto e le zone industriali ma molte bombe finirono sulle case. Otto giorni dopo, il 29, un nuovo raid di 133 bombardieri sugli scali ferroviari e l’Ansaldo fece anche una sessantina di vittime in città e colpì tra l’altro la chiesa di San Giorgio.⬇️
Nel marzo 1944 si ripresentò la RAF britannica. Il giorno 11 una sessantina di velivoli bersagliò ancora lo scalo ferroviario ma le bombe caddero in un ampio raggio da Sestri Ponente a Pegli, Rivarolo, Sampierdarena, Cornigliano. I morti furono 16, i feriti una ventina.⬇️
Sempre la RAF attaccò il porto il 19 e il 23 aprile 1944, con una quindicina di bombardieri in tutto che fecero 13 morti civili nella seconda occasione. Altre incursioni britanniche il 28 e 29 aprile, sul porto e la città , uccisero 9 persone. I raid erano quasi quotidiani.⬇️
Una quindicina di bombardieri RAF attaccò ancora porto e città il 30 aprile e il primo maggio, facendo un paio di vittime civili. Il giorno successivo ci fu una nuova incursione e ancora, il 9 maggio 1944, 26 bombardieri RAF presero di mira porto e abitato facendo 4 morti.⬇️
Poco dopo, il 19 maggio, tornò a farsi viva l’aviazione USA e fu un nuovo bagno di sangue. I bombardieri centrarono porto e scalo ferroviario ma gran parte delle bombe si riversò sulla città : università , cattedrale di San Lorenzo, ospedale San Martino. Morirono 111 civili.⬇️
Le quasi 500 tonnellate di ordigni piovuti dal cielo colpirono lo scalo ferroviario ma anche Voltri, Rivarolo, Cornigliano e Sampierdarena dove mio padre, che sentiva volare bombe da quando ne aveva meno di 6, si apprestava a compiere 10 anni. I morti furono 93, 130 i feriti.⬇️
Tre giorni più tardi, il 7 giugno, un nuovo attacco del 15esimo USAF fece altri 59 morti oltre a colpire i bacini di carenaggio per le navi a Voltri. Le condotte d’acqua e gas in città erano state seriamente danneggiate nei raid dell’ottobre 1943; la vita era quasi impossibile.⬇️
Due giorni dopo, il 9 giugno, ci fu una nuova incursione che colpì ancora la città facendo danni alla chiesa di Santa Maria della Cella. Il 20 giugno, la sola Sampierdarena contò 20 morti. Le famiglie terrorizzate ordinavano ai bambini di non raccogliere nulla da terra.⬇️
Anche se la cosa non fu mai confermata e anzi alcune fonti tendono a smentirla, si era diffusa la psicosi che qualsiasi oggetto al suolo potesse essere un ordigno esplosivo. In particolare, mio padre mi raccontò di “penne biro esplosive”. Genova era sull’orlo della follia.⬇️
Il 24 luglio si ripresentarono i B-24 americani con quasi 60 tonnellate di bombe, diretti al porto. Affondarono un incrociatore in costruzione ma colpirono come sempre anche l’abitato. Il 2 agosto 1944 colpirono il centro storico e il quartiere San Vincenzo con danni e vittime.⬇️
Il 7 agosto il 12esimo USAF attaccò strutture portuali e rete stradale; tra il 12 e il 14 colpì le difese costiere in previsione d’un possibile sbarco in Provenza. Il 13 agosto la RAF attaccava ancora il porto e la città , colpendo chiese e palazzi e uccidendo circa 100 civili.⬇️
Il 4 settembre fu la volta delle cosiddette “fortezze volanti”: 144 Boeing B-17 si presentarono sulla verticale del porto e colarono a picco numerosi vascelli militari di vario genere, tra cui sommergibili e natanti da trasporto anche tedeschi. Ma fecero anche strage in città .⬇️
Oltre alle ingenti distruzioni tra cui quella del teatro Carlo Felice, già colpito da precedenti raid, il 4 settembre 1944 i bombardieri colpirono in pieno il rifugio anti-aereo delle Grazie, facendo solo lì 143 vittime civili. I morti di quel giorno in città furono forse 300.⬇️
L’ultimo raid su quello che restava della città che si definiva “Superba” avvenne il 7 marzo 1945. Fu condotto da 37 bombardieri RAF con obiettivo lo scalo ferroviario. La città di Genova è Medaglia d’oro al Valore Militare soprattutto per l’inenarrabile sacrifico dei civili.⬇️
Tra il giugno del 1940 e il marzo del 1945 il capoluogo ligure fu oggetto, in media, di poco meno di un bombardamento al mese per 4 anni consecutivi. Tra l’aprile e il maggio del 1944, si registrò una media di un bombardamento ogni 96 ore per 40 giorni consecutivi.⬇️
A fine conflitto, tre quarti delle strutture industriali erano distrutte, come 265000 vani ad uso abitativo. La cifra di 2000 morti è considerata “bassa” in relazione al grado di distruzione causato alla città , all’intorno e alla sua struttura produttiva, economica e sociale.⬇️
C’è poi un danno assolutamente non quantificabile ed è quello umano provocato a intere generazioni di genovesi o di persone che a Genova erano sfollate. Quello lo sappiamo solo noi. Negli ultimi giorni di guerra, anche i tedeschi hanno minato e distrutto il più possibile.⬇️
A fine guerra, almeno 70 chiese e 130 palazzi storici erano danneggiati o distrutti in modo talora irreparabile: un elenco richiederebbe semplicemente troppo spazio ma più o meno si trova a questo link.⬇️ #Bilancio" target="_blank" rel="noopener" onclick="event.stopPropagation()">it.wikipedia.org
I bombardamenti e la guerra civile divisero famiglie e frantumarono vite per ogni verso possibile. Mio padre, nato orfano per una broncopolmonite che uccise suo padre in giovane età , fu allevato in una famiglia povera e numerosissima da due zii, uno fascista e uno socialista.⬇️
Molto spesso, quando vedo l’immagine di un bimbetto in coda in zona di guerra con una ciotola in mano e la speranza di riempirla con una qualsiasi broda a base di niente che gli permetterà forse di arrivare al giorno successivo, penso alla nostra storia collettiva.⬇️
Come è avvenuto in molte famiglie, i miei genitori hanno raccontato poco di quei giorni, molto spesso cristallizzando una devastante esperienza durata anni in pochi episodi simbolici. Buona parte della loro infanzia fu sepolta dal dolore, dal riserbo, dalla vergogna della fame.⬇️
Quando si è molto giovani non ci si rende conto di come 20 anni passino in un lampo. Il dopoguerra cambiò di nuovo volto al Paese ma non sanò le ferite personali; a noi sono serviti molti decenni e fatiche per allineare in qualche modo il dolore familiare con quello collettivo.⬇️
Mia nonna non si riprese mai più. Aveva 35 anni quando perse suo marito e mise al mondo mio padre. Sei anni dopo furono travolti dalla guerra alla fine della quale erano vivi ma disintegrati sotto ogni punto di vista. Continuò a cucire notte e giorno per far studiare mio padre.⬇️
Le riuscì e nel 1957 mio padre e mia madre, che dopo la guerra era tornata a Genova non da sfollata ma da giovane universitaria, si sposavano in una chiesa ancora segnata dalla guerra e lasciavano per sempre la città del pesto, della Lanterna, della farinata e delle bombe.⬇️
Tra le prime nozioni che mi comunicarono, appena fui in grado d’intendere, vi era il fatto che la loro infanzia era stata segnata dal binomio “bombe+fame”. Oggi mi rammarico per non aver sottratto alla loro memoria più eventi, fatti, dettagli. Ma forse allora era presto.⬇️
Mia nonna, nata quasi esattamente 125 anni fa un giorno prima di Alfred Hitchcock, ebbe almeno una dozzina di fratelli e sorelle, di cui circa un terzo o un quarto dei quali non raggiunsero la maggiore età . Di altri semplicemente si persero le tracce, a volte per scelta.⬇️
Il grado di riserbo su alcune vicende personali ma chiaramente inserite in un preciso contesto storico è stato proverbiale, da bravi genovesi che siamo anche se siam nati tra le nebbie emiliane. Ad esempio, da che ho memoria non è mai esistita una tomba di mio nonno, suo padre.⬇️
In ogni angolo di questo passato di dolore c’è un lato oscuro che spesso s’incrocia con altri lati di molte migliaia di famiglie come noi. Forse il nonno finì in una fossa comune, forse il cimitero in cui stava fu centrato da una bomba. Di lui sono rimaste due solo foto.⬇️
Curiosamente è l’unico parente con cui ho mai avuto una chiara somiglianza somatica. In assenza di foto e ricordi documentati, posso forse considerarmi l’ultima prova della sua esistenza. O forse quelle sue misteriose foto sono una prova dell’esistenza mia, attraverso il tempo.🔚
Loading suggestions...